Quando ci si rifiuta di fare del lirismo, riempire una pagina diventa un supplizio: a che serve scrivere per dire esattamente quello che si aveva da dire?
La metropoli mi opprime ancora ma sono riuscito a non farci troppo caso, complici le festività.
Il weekend in montagna con le sue strade nuove è saltato, avremo altre possibilità.
Mi sono goduto i ragazzi in trasferta e la possibile nuora.
Papà e mamma, i capelli più bianchi, Herr Alzheimer sempre più invadente.
Le amiche della scuola, tra cui quel treno che ho perso e probabilmente non ripasserà.
Gli amici di un tempo, come se questo non fosse trascorso.
Il mio amore precedente, solita testa di legno ma le voglio bene comunque, non dimentico che quando è stato necessario lei c'era.
Poi un paio d'occhi che mi porto dentro da decenni, nascosti quando era giusto fosse così, rivisti con gioia ora che la vita mi ha liberato (controvoglia) da determinati obblighi.
Altri occhi, nuovi, apprezzati finora solo in foto, una bibita in fronte al Castello Sforzesco.
(c) Massimo Cavezzali
Poi sono tornato a casa ed in meno di 24 ore ho ricaricato il pieno di negatività che avevo alla partenza.
Questo non è accettabile.
Mi parlano del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, qui mi stanno fregando la bottiglia.
Sempre preso tra il lavoro e quel poco che ne resta fuori, ogni tanto riesco a trovare un attimo per tornare qui, piccolo non-luogo che, come amo ripetere, mi salvò la sanità mentale quando ce ne fu bisogno.
Riassumo quindi un mese di pensieri, parole ed omissioni.
L'album perfetto:
Quando uscì non mi piaceva tutto, ora invece appena posso me lo assaporo dal primo all'ultimo sorso, come un cognac.
Probabilmente ce l'ho da qualche parte in vinile, presto me lo comprerò in cd, ho in mente chilometri da fare, molto presto.
Pausa musicale finita.
Torno nel mondo reale.
I figli vanno sempre perdonati.
Beh, sempre è un concetto che vale quel che vale, diciamo al 99,8%.
Se hai perso la mia fiducia non la riconquisterai mai, però il perdono è altro.
Quindi andiamo avanti.
Finalmente le ferie sembrano arrivate.
Questa volta parto senza nessuna aspettativa.
Già immagino che i miei ormoni maschili resteranno inattivi, quindi mi accontenterò di altro.
Un viaggio in statale verso un luogo che ci vide felici, ad esempio.
Magari mi farò prestare un orso di peluche da far sedere al posto del passeggero.
In fin dei conti, solo l'altra sera ho calcolato che ho guidato per più di 10 ore consecutive percorrendo solo circa 300 Km.
Con quella tempistica ci arrivavo in Basilicata.
Intanto venerdì prossimo mi alleno verso il Monte Bondone.
Se non piove, statale.
Voglio guardarmi in giro, fermarmi quando mi pare, scattare foto.
Voglio dire "chissenefrega del passato o del futuro."